Recensione film Le Cronache di Narnia Il Leone, la Strega e l'Armadio


«C’erano una volta quattro bambini che si chiamavano Peter, Susan, Edmund e Lucy. Vivevano a Londra ma, durante la seconda guerra mondiale, furono costretti ad abbandonare la città per via dei bombardamenti aerei. Furono mandati in campagna nella casa di un vecchio professore...». Comincia così, con uno stile semplice e piano da novella antica, Il leone, la strega e l’armadio, primo atto della grande saga delle Cronache di Narnia, scritte da C. S. Lewis, un erudito accademico di sangue irlandese e formazione inglese (insegnò a Oxford e Cambridge a partire dal 1949). Il tono realistico è presto abbandonato perché nella grande casa del professore i quattro fratellini aprono una porta ed entrano in un mondo incantato in cui si rinnova la lotta eterna fra il Bene e il Male. L’opera di Lewis è diventata un ricco film, prodotto dalla Disney e diretto da Andrew Adamson, maestro del cinema animato (è fra gli autori di Shrek). Pieno di sorprese ed effetti speciali, il fanta-kolossal secondo le previsioni degli esperti sarà il rivale del King Kong richiamato invita dalla follia di Peter Jackson. Se gli incassi andranno bene, altri episodi saranno girati nei prossimi anni. E in effetti la perfidia della Strega Bianca (l’algida Tilda Swinton) e il generoso eroismo del leone Aslan, santo crociato e martire del Bene, promettono piacevoli emozioni. In Italia l’avventura del filmone si annuncia un po’ più difficile, perché le favole di Lewis, proposte da Mondadori sin dal 1950, sono sempre state lette poco. Non che Lewis sia uno sconosciuto: amico del favoloso Tolkien, sulla sua vita sono state fatte commedie e un film (Viaggio in Inghilterra, di Attenborough con Anthony Hopkins). Insomma non mancano anche da noi cultori che conoscono la via crucis di Aslan, il leone redentore, ma il fenomeno è di nicchia. L’arrivo della colorata pellicola e la ristampa dell’intero ciclo in un volume gigante potrebbero cambiare la situazione. In Inghilterra e in America invece non c’era bisogno del passaggio sul grande schermo perché i bambini conoscessero l’universo di Narnia, libro amato (come da noi Pinocchio, tanto per capirsi) ma anche discusso perla sua intensa carica mistica. Ha riassunto bene il quadro Jonathan Franzen, narratore di punta della nuova generazione Usa, nel suo romanzo più fortunato, Le correzioni (Einaudi), amaro affresco familiare. Uno dei personaggi del libro, il grigio Gary, una sera è accanto al figlio, il vivace Jonah, che legge appunto uno dei libri di Narnia. Gary si sente prendere da una strana tenerezza, perché anche lui da piccolo ha fatto la stessa lettura, ma ripensa anche al dissenso della moglie, la severa Caroline, che giudica «Lewis un noto propagandista cattolico e l’eroe narniano, Aslan, un Cristo peloso a quattro zampe». Gary si difende: nell’infanzia aveva studiato quasi a memoria Le cronache e non «poteva certo dire che fosse diventato un fanatico religioso». Chi avrà ragione? Non resta che leggere meglio e vedere tutto prima di scegliere da che parte stare. Di sicuro, il dibattito in America non si è mai chiuso, e ora sono specialmente i neoconservatori ad aspettare con curiosa ansia il film, pronti a rilanciare le interpretazioni evangeliche. I laici o comunque quelli che non credono troppo (ahimè, come me) sono pregati di ricordarsi del Mago di Oz e del salto di Alice dentro lo specchio, e di non rifiutare a priori il viaggio: con un po’ di fantasia sarà bello aprire la porta nascosta e immergersi nella Terra Dimenticata dal Tempo. Magari sino a scoprire che la vera Terra delle Ombre è quella che stiamo attraversando. Ma questo lo capiremo solo all’ultimo libro, all’ultimò film. - Fonte News Settimanale -

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