Recensione film Oliver Twist


Anche gli spettatori più cinici si sono commossi alla prima mondiale di Oliver Twist, diretto da Roman Polanskì e con l’undicenne Barney Clark nella parte dell’orfano più popolare della letteratura. Nell’ultima sequenza del film, infatti, il ragazzino chiede al futuro padre adottivo di andare a trovare in galera il crudele Fagin (un irriconoscibile, lacero, sdentato Ben Kingsley) e l’uomo che l’aveva angariato e costretto a trasformarsi in un borseggiatore lo abbraccia, con immenso affetto, e chiede il suo perdono. Rovesciando molte interpretazioni Cinematografiche dell’infido Fagin, Polanski, che fa parlare Kingsley «in cockney jewish», lo rende vero e umano: «Non aveva senso per me fare oggi dì Fagin una caricatura di cattivo, come fece David Lean nel 1948 e come lo interpretò Alee Guinness. Nell’ultima scena del mio film, Fagin dimostra a tutti che comunque a Oliver aveva dato una casa, una forma di affetto. Non ho mai visto Fagin come un uomo soltanto cattivo, piuttosto un padre mancato, capace di molti errori, vessato anch’egli dalla società». L’Italia, subito dopo Natale e con il marchio Medusa, sarà l’ultima a vedere il film (in America uscirà a giorni e così in altri Paesi), costato 45 milioni di euro e co-prodotto da Francia-Gran Bretagna e Repubblica Ceca. Tra i numerosi titoli in costume e tratti da opere letterarie presentati a Toronto tendenza accentuata nella prossima stagio-ne, a cominciare da Maria Antonietta di Sofia Coppola - 1’Oliver di Polanski, girato a Praga dove è stata ricostruita Londra, ma fedele al romanzo di Dickens, si è già diviso le preferenze con Pride and Prejudice da Jane Austen, che fa piangere le adolescenti mentre a vedere Oliver Twìst c’erano molte star con i figli piccoli. E il regista, che a otto anni ebbe i genitori internati in un campo di concentramento, ha dichiarato: «Ho voluto dirigerlo per fare un regalo ai miei bambini». Ora che il film è stato visto (ottime le reazioni della critica Usa), però, aggiunge: «c’è in esso anche molta violenza, sempre motivata, nella Londra ottocentesca, naturalistica, che abbiamo ricostruito. Volevo avere l’occasione, sulla traccia del romanzo, di parlare con i miei figli, Morgane di 13 anni e Elvis di 7, anche delle sopraffazioni sui bambini tramutati in ladri dalla banda che li gestisce. D’altro canto, scritto com’è in un’ottica conservatrice e all’insegna di un certo perbenismo inglese che mira a commuovere, non ho mai letto Oliver Twist come un libro buonista. Tantomeno vi ho trovato un manierismo bigotto, anzi: la sua profonda umanità traspare proprio dalla violenza, dai continui soprusi che serpeggiano nel libro, assieme alla comicità». Osserva ancora Polanski: «Sì, io sento come mio questo film esattamente come ho sempre amato il romanzo. Avevo la stessa età di Twist quando, senza più parenti, venivo trasferito da una famiglia all’altra. Mi sono sempre identificato in Oliver Twist e, dietro questo mio amore per Dickens e per il suo romanzo nel quale a ogni rilettura trovo elementi sempre nuovi e profondi, qualche psicoanalista potrebbe leggere aspetti della mia personalità. E, poi, quei bambini che vivono e rubano e sopravvivono tra mille asperità nelle strade non potranno non far pensare alle centinaia di bimbi che nel mondo, all’Est e altrove, oggi vivono anche nelle fogne, e in case diroccate dalle bombe. «Nella Londra ottocentesca - continua il regista fotografata dal grande Pawel Edelman, che ringrazio perché ha fatto, dolo Il pianista, un lavoro eccezionale in tantissime sequenze a lume di candela e mai da stampa d’epoca o cartolina, si può leggere la metafora di un mondo popolato da in-dividui avidi, burocrati opportunisti, furfanti capaci di ogni imposizione e ricatto sulle menti più fragili dei bambini circuiti e trasformati, contro la loro natura, in creature addestrate, con false legittimazioni, alle ruberie. Dice il direttore della fotografia, che di sicuro per quest’opera sarà nominato agli Oscar: «Moltissime sequenze sono notturne e una, in particolare, ha richiesto a me e a Roman un grande lavoro: quella in cui Oliver è costretto a rubare nella casa del suo benefattore». La scena ha strappato l’applauso, non solo perché in essa rivive la doppia natura dei libri di Dickens, in cui l’elaborazione letteraria si sposa a una suspense poliziesca cupo «true crime» popolato da malfattori, ma perché il piccolo protagonista si comporta da eroe. I giudizi positivi dopo la prima mondiale da parte della critica Usa e del pubblico, a parte l’allestimento superbo in ogni particolare e il cast eccellente di attori tutti inglesi - «gli unici», spiega Polanski, «che sanno rendere accenti e mimica con assoluta verosimiglianza rispetto all’epoca sono stati unanimi su un aspetto particolare del film: il mondo è visto con gli occhi del protagonista e dei suoi piccoli amici ladri e sbruffoni. Le scene più toccanti, oltre a quella con Fagin, vedono protagonista l’unica presenza femminile con un ruolo importante, la giovane Nancy (Leanne Rowe), che aiuta e salva, pagando con la vita, il piccolo eroe. - Fonte Il Corriere della Sera -

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