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Cellulare e Cellulari - Il feticcio che ci rende schiavi
E' interessante osservare come nella cultura odierna il cellulare sia divenuto forma dell' "essere" piuttosto che forma dell' "avere" come lo avrebbe
ricatalogato Erich From.
Piu' ci guardiamo attorno e piu' capiamo come questo oggetto sia oramai un feticcio che aparterebbe come vorrebbe Massimo Canevacci in quella
sfera del feticismo metodologico.
Il cellulare è stato inventato per poter comunicare a distanza senza fili. Era una tecnologia per pochissimi. Ora è di tutti.
Da circa un anno e mezzo, questa merce ha assunto un valore sociale, tant'è che l'Istat lo usa come paramentro per calcolare
il costo della vita e le oscillazioni dei prezzi.
L' essere inanimato tale come oggetto, il cellulare, è diventato e diverrà una categoria nuova dell' esperienza dell'uomo.
Il cellulare rispecchia l'identità dell'individuo secondo una teoria citata nel testo "Psicopatologia del cellulare", non piu' mezzo comunicativo ma bensì
essere che ha una vita e uno stato d'animo, come il robot di "Corto circuito" che in modo sarcastico alla fine ha persino avuto la cittadinanza.
E' buffo pensare che dilettandosi a semplici passeggiate tipo "flaneur" per le vie d'Italia, si possa scoprire come questo oggetto sia divenuto, esempio per
incominciare una conversazione, per sfogare un proprio stato emotivo.
Il cellulare è diventato una sorta di Tamagochi da curare e controllare.
Si controlla freneticamente se ha mangiato, ovvero se la batteria è, carica o scarica, se prende l'antenna e quindi provvedere immediatamente a cambiarlo di posto.
Il cellulare ha fatto un salto di qualità non piu' mezzo veicolativo della comunicazione, ma mezzo affettivo, che sostituisce una carenza.
In parole blande lo si potrebbe ricollegare alla coperta di Linus, oggetto inseparabile.
Il cellulare nasconde dietro la sua tecnologia sempre all'avanguardia dei problemi serie e gravi.
Sembra ma studi non confermano ancora il suo carattere nocivo per il nostro corpo. Si sa le emissizoni a onde radio non giovano alla salute dell'uomo, potrebbero causare
delle deformazioni nei bambini, negli adulti sterilità. Ma come detto prima, non si può accettare questa teoria come valida.
Il fattore salute, è naturalmente un paramentro per catalogare il rapporto tra l'uomo e l'oggetto. Se pericolo, ci sarà piano piano un distacamento nostalgico.
Si parla di società post-industriale, ma definirei una società artificale quella del cellulare e delle tecnolgie che ci circondano e che ci rendono schiavi delle nostra incapacità
di essere indipendenti.
Asuefatti oramai dalla droga che risiede nella tecnologia, del web e del cellulare, scopriamo quanto tempo prezioso ci rubbano.
C'era chi come Domenico De Masi, parla dell'ozio creativo, del tempo perduto.
Il fatto è che in questa società il regime di vità è migliorato, ma la tecnologia avrebbe dovuto aiutarci a guadagnare tempo e invece ci fa perdere tempo con i suoi errori
di progettazione cari alla Ivalda Ivetti che parla di ergonomia di software, ma quando?
Il cellulare è un "must" che appartiene all'identità della persona e non piu' a quella categoria della necessità.
Un esempio? I bambini e i ragazzi che possiedono un cellulare.
Se osservati si scopre come l'uso del cellulare sia unicamente per scaricare loghi, suonerie, per scambiarsi quei fatidici sms
che hanno stravolto il lessico italiano, quegli squilletti che hanno riscritto l'interpretazione comunivativa sociale e famigliare.
Insomma il cellulare lo defineri un danno che gli stessi genitori fanno ai propri figli, perchè rincorrere la tecnologia è per chi possiede già un reddito e non per bambini schivi della televisione
e della pubblicità.
Il cellulare e la tecnologia ha cambiato i rapporti tra i ragazzi, non si comunica piu' a tu per tu, ma tramite sms, ci si conosce nelle chat si condive i propri stati emotivi in base ai nostri gusti
musicali con il peer to peer.
Senza neppure capire quando, la tecnologia ci ha reso già schiavi e non sappiamo dire no, rendendoci sempre di piu' degli automi che rispondono a gesti come ironicamente faceva
C. Chaplin.
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