Lezioni gratuite di web marketing, social media e SEO

Social media

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Lezioni gratuite con i guru della materia per carpire segreti del mestiere e aggiornare le proprie competenze in maniera snella, veloce e pratica. Come fosse un master, solo che SuperSummit non ci sono classi e l’accesso è gratuito. Un modello di apprendimento innovativo, con lezioni web in live streaming mirate alla condivisione di strategie ed esperienze. La rivoluzione tanto attesa da professionisti e studenti in cerca di flessibilità per combinare esigenze lavorative e desiderio di affinare le conoscenze, una opportunità che scorre sul web abbattendo costi e distanze. Si parte il 4 novembre con l’evento dedicato a social media, seo & web marketing: due-tre sessioni al giorno da un’ora, dal lunedì al venerdì fino al 29 novembre con oltre trenta esperti, volti noti del settore, riuniti per proporre idee e prospettive diverse sul tema. «Il nostro è un modello virtuoso che consente a tutti di investire in formazione, e per offrire lo stato dell’arte di una materia ci affidiamo a voci diverse», spiega Marco Montemagno, già ideatore di Blogosfere e ispiratore di SuperSummit. «La scena italiana è cambiata molto negli ultimi tre anni, c’è apertura verso i sistemi digitali, infatti contiamo già su più di un migliaio di iscritti. È una sfida per affinare il servizio per lanciarlo al meglio in altri mercati».

Una scelta d’avanguardia che punta a sviluppare un riferimento nel settore della formazione online, un mercato stimato in centro miliardi di dollari che racchiude realtà di natura diversa: da Udemy che sfoggia ottomila istruttori a Lynda che viaggia oltre i centro milioni di dollari di fatturato. «Noi creiamo eventi online accessibili in più modi, così se lo studente può guardare la lezione in diretta gratuitamente, per chi vuole approfondire e avere video e materiali sempre a disposizione c’è un pass da 397 euro, cioè meno di dieci euro per ogni appuntamento». Non solo tecnologia, però, perché il calendario del 2014 abbraccerà anche moda, design, turismo, fitness e sport info su http://it.supersummit.co. © Alessio Caprodossi

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Un software scopre il fotoritocco di Photoshop

Fotoritocco con Photoshop

Fotoritocco con Photoshop

Un tocco di Photoshop non si nega a nessuno. Nemmeno alle più belle, come Angelina Jolie. E nemmeno ai più sexy come George Clooney. Altro che chirurghi plastici, riduzioni o aumenti di taglie di seno, rinoplastiche e interventi di liposuzione o distensione delle famigerate zampe di galline. Perché negarsi un miglioramento indolore, perché virtuale? L’aiutino digitale è diventato la regola: sulle riviste, nelle foto delle campagne pubblicitarie, nei servizi di moda. Mi ritocco dunque sono. E anche se ormai tutti ne sono al corrente fa sempre effetto vedere quell’abbondanza di perfezione che trasborda dai giornali e che spesso induce a mettersi in discussione. Così il professore Hany Farid, scienziato dell’università di Dartmouth, negli Stati Uniti, insieme con il ricercatore Eric Kee, hanno trovato il modo di misurare in maniera oggettiva l’entità del ritocco. E hanno creato un sistema di misura che potrebbe essere adottato in Paesi come Francia, Gran Bretagna e Norvegia per segnalare quando le immagini sono state pesantemente manipolate. Il software creato è costituito da un algoritmo in grado di valutare i cambiamenti geometrici e fotometrici di un’immagine. Tra i primi rientrano per esempio il dimagrimento di fianchi e cosce, l’allungamento degli arti e del collo e l’allargamento degli occhi. I secondi sono costituiti soprattutto da alterazioni del tono della pelle, eliminazione di imperfezioni, brufoli, cellulite, lentiggini, borse e cerchi scuri intorno agli occhi. Una volta calcolate tutte le manipolazioni il software affida all’immagine un punteggio da 1 a 5, partendo dalle foto meno ritoccate. Farid e Kee hanno analizzato 468 coppie di ritratti prima e dopo la cura Photoshop, poi hanno mostrato le stesse immagini a centinaia di volontari reclutati sul web chiedendo loro di dare gli stessi punteggi, da 1 a 5, a seconda del livello di cambiamento. È saltato fuori che il software creato in laboratorio ha una percezione molto simile a quella dell’occhio umano. L’algoritmo potrebbe essere il punto di partenza per una regolamentazione dell’uso di Photoshop. © Deborah Ameri

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Nutella deve cambiare l’etichetta dei barattoli

Nutella

Nutella

Germania all’attacco di un must dell’alimentazione italiana: la Nutella. Per i tedeschi è un prodotto «bugiardo» perché con scritte ambigue sull’etichetta si offre ai consumatori come prodotto ricco di vitamine e sali minerali, anziché come è in realtà: molto dolce, ipercalorico, pieno di zuccheri e grassi. Così la Ferrero dovrà cambiare le etichette di tutti i barattoli in Germania, altrimenti per ogni etichetta «sbagliata» rischia una multa di 250mila euro. Lo ha stabilito una sentenza del tribunale di Francoforte cui si era rivolta l’Unione federale delle associazioni dei consumatori. La Ferrero ha annunciato che ricorrerà in appello. Secondo la sentenza, le etichette sui barattoli della Nutella sono scritte in modo fuorviante – costituendo per tanto una pubblicità ingannevole. Con precisione teutonica i tedeschi hanno calcolato che i valori delle vitamine e dei sali minerali sono conteggiati sulla base di una dose da 100 grammi. Per coprire il fabbisogno quotidiano di vitamine, sarebbe necessario mangiare ogni giorno un quarto di barattolo e non solo 15 grammi come promesso. Errata anche, per difetto, la percentuale di grassi.

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Manifesto pubblicitario Benetton, il Papa bacia l’imam

Il Papa bacia l'iman

Il Papa bacia l'iman

Fedele al suo stile, quello delle campagne choc prima che dei maglioncini pura lana, Benetton colpisce di nuovo. Molto in alto, questa volta, tanto da provocare l’immediata reazione del Vaticano. Nel nuovo mondo Benetton del unhate, del non-odio, infatti, l’americano Obama bacia sulla bocca il cinese Hu Jintao, l’israeliano Netanyau il palestinese Abbas, Sarkozy (un po’ rigido per la verità) posa le labbra su quelle della Merkel, e infine Benedetto XVI si allaccia in un french kiss con l’imam della moschea del Cairo. «E’ un uso inaccettabile dell’immagine del Papa» di fronte alla quale «la Segreteria di Stato sta vagliando i passi da fare presso le autorità competenti per garantire una giusta tutela» della figura» e del Pontefice, ha reagito ieri sera con un comunicato la Santa Sede. E poco dopo Benetton ha annunciato che ritirerà la foto con il Papa. A prima vista le gigantografie della nuova campagna – svelate in anteprima mondiale a Parigi e già oggetto di live actions in varie città, tra cui Roma, a Castel Sant’Angelo – fanno davvero una certa impressione. «Ce l’abbiamo nel Dna – spiega Alessandro Benetton, al secondo piano del superstore Benetton del boulevard Haussman – Per noi il consumatore è un individuo, e da sempre condividiamo con lui principi, filosofie, punti di vista». Non solo maglionicini. «L’obiettivo della campagna è contrastare la cultura dell’odio, promuovendo la vicinanza tra popoli, fedi, culture e la pacifica comprensione delle ragioni altrui – continua Benetton jr, vice presidente esecutivo di Benetton Group – Gli odi non cessano mai grazie all’odio, cessano grazie al non odio». E non ha pensato che le immagini dei torridi baci tra i grandi del pianeta avrebbero potuto provocare reazioni non necessariamente benevole? «Ci abbiamo pensato – risponde – con i nostri avvocati abbiamo fatto il punto. Ma si tratta di simboli, non di personaggi». La foto del Papa comunque sarà eliminata. © Francesca Pierantozzi

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Biancaneve sniffa cocaina sulle felpe Pusher

Biancaneve sniffa cocaina sulle felpe Pusher

Biancaneve sniffa cocaina sulle felpe Pusher

Biancaneve esce dal cartone animato e finisce con le labbra a cuore e le guanciotte tonde a tirare cocaina su una felpa che, a 99 euro, fa il boom di vendite a Pescara. E si appresta a replicare il successo a Roma, Milano e Bologna. Non è la prima volta che succede, in Italia: il brand di orrore ha toccato vette insuperabili con il manichino dello zio Michele, lo sventurato Misseri della tragedia di Avetrana, con tanto di gilè, cappellino e corda in mano nella vetrina di un negozio di abbigliamento per bambini nel rione Sanità di Napoli. Silio Pellegrini, 35 anni, titolare del marchio Pusher e gestore del negozio pescarese: «Voglio capire cosa piace alla gente, e ci sono riuscito». Nel negozio ci sono adolescenti accompagnati dalle mamme, e nessuna fa obiezioni davanti a Biancaneve, o a Batman che tira coca in compagnia del nemico Joker, o a un inedito Pusherman con il mantello di Superman e i pantaloni un po’ calati. Al primo impatto le maglie fanno un certo effetto. Pellegrini non si scompone. «Questi capi ironizzano su un problema di grande attualità». E indica una scritta sulla parte posteriore delle felpe che dice: «Siamo contrari all’uso e allo spaccio di stupefacenti. Nell’ultimo anno i decessi per droga sono stati 34mila. Tutto questo è soprattutto questione di moda. La nostra moda non uccide». Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, si è detto sconcertato da questo singolare business: «Tutta l’attività di educazione e informazione portata avanti dalle famiglie ma anche dalle scuole, l’uso di messaggi mediali, il lavoro svolto capillarmente, tutto viene banalizzato da messaggi ambigui, come quelli riportati su queste magliette». Replica Pellegrini: «Io non devo vergognarmi di niente. Il problema dell’Italia, soprattutto in questi tempi, non è il marchio Pusher. Con questa crisi economica dovrebbero piuttosto vergognarsi i politici». © R.Cian

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Google AdSense, annunci di testo con hover

Google AdSense cambia il template degli annunci pubblicitari. Collegandosi a impostazioni AdSense si può scegliere tra unità pubblicitaria e insieme di link. Cliccando sulla prima opzione si ottengono annunci di testo e/o illustrati – una volta selezionato annunci di testo e/o annunci illustrati compare la procedura guidata per realizzare il banner pubblicitario da inserire nel proprio sito web o blog. Scelto il formato degli annunci si procede con la gestione dei colori dove compare la possibilità di modificare il colore per il bordo – titolo – sfondo – testo e URL ma non appare la voce hover. Come sempre si può scegliere il tipo di carattere e lo stile degli angoli e aggiungere colori o annunci sostitutivi. Sarebbe stata una scelta saggia offrire agli affiliati di gestire in maniera autonoma l’attivazione o disattivazione e l’impostazione del colore hover. Quando si clicca un testo ipertestuale il colore hover dovrebbe essere conforme con il sito internet. Google ha scelto invece di impostare in modo automatico il colore che compare con a:hover in funzione di un palette di colori pensati a priori.

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Manifesti Sinistra Ecologia Libertà per ricordare Jobs

Il manifesto di Sinistra Ecologia Libertà su Jobs

Il manifesto di Sinistra Ecologia Libertà su Jobs

Una mela morsicata con i colori e lo slogan di Sinistra Ecologia Libertà. Così la federazione romana del partito di Nichi Vendola ha voluto rendere omaggio a Steve Jobs, il co-fondatore della Apple scomparso giovedì scorso. I manifesti, con la scritta «Ciao Steve. 1955-2011», sono comparsi a Roma ma il leader del partito ne prende le distanze sulla sua pagina Facebook, definendo il manifesto un incidente di percorso. «Il genio di Steve Jobs – scrive Vendola – ha cambiato in modo radicale, con le sue invenzioni, il rapporto tra tecnologia e vita quotidiana. Tuttavia, fare del simbolo della sua azienda multinazionale – per noi che ci battiamo per il software libero – un’icona della sinistra, mi pare frutto di un abbaglio». E sul web già si scatena: il sito satirico Quink pubblica il «Sel-crologio», con una serie di finti manifesti del partito dedicati a personaggi celebri scomparsi ultimamente. Da Mike Bongiono ad Amy Winehouse, da Bin Laden al polpo Paul. L’ultimo è dedicato però proprio al partito: «Ciao federazione romana Sel. 2009-2011». A dissociarsi dal manifesto è anche il rapper Frankie Hi Nrg: «Sentiti vaff… a Nichi Vendola e al suo partito».

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Slogan meglio morto che pentito su una t-shirt

T-shirt meglio morto che pentito

T-shirt meglio morto che pentito

Difficile non notarla soprattutto perché il messaggio che l’accompagna è fin troppo esplicito: “Meglio morto che pentito” c’è infatti scritto a chiarissime lettere. Si tratta del provocatorio slogan disegnato su una t-shirt esposta in una vetrina di un negozio di piazza Spartaco a Castellammare di Stabia, il cuore pulsante del clan D’Alessandro. Sul manichino vesti anonime, che suggeriscono più la “divisa” di un affiliato che non lo stile di un giovane d’oggi. Al di là della maglietta c’è il borsello a tracolla, i jeans scuri. Nessun appeal commerciale (costo 10 euro). Perciò i vertici di “Metropolis”, quotidiano presente nell’area stabiese-vesuviana che è stato oggetto di minacce nei giorni scorsi (il raid in redazione e nelle edicole dopo la pubblicazione della notizia di un pentito ex affiliato ai D’Alessandro, che si era sposato in carcere) suppongono vi sia un collegamento tra il manichino esposto e le minacce ai giornalisti. La t-shirt si vende anche in un negozietto di Pianura, in vari colori, vicino al luogo dove furono massacrati Gigi e Paolo.

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È morto Steve Jobs, il genio visionario del marketing

Steve Jobs

Steve Jobs

È morto Steve Jobs il re per antonomasia della tecnologia ma anche per essere stato un genio visionario che ha stravolto la comunicazione pubblicitaria. Jobs ha sfruttato a pieno il marketing virale per lanciare i suoi prodotti creando qualcosa di più che la vendita di un oggetto in se stesso. Il guru della Apple ha saputo inserire nell’azione del marketing un valore di comunanza. Avere un iPhone, un iPad, un iMac o un MacBook non è soltanto qualcosa di funzionale all’utilità dello stesso. L’articolo tecnologico diventa un mezzo culturale e veicolativo di appartenza. Chi compra un prodotto Apple non compra solo l’oggetto ma un contatto con il produttore stesso e con tutta la community di possessori. Nei claim o nei pay-off della pubblicità Apple non c’è solo l’invito a comprare – “The Computer for the Rest of Us” / “Get a Mac” – c’è un invito al cambiamento: “Think different” – ad osare “solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare” . Non è solo pubblicità creativa – la campagna pubblicitaria della Apple come la pensava Jobs doveva far comprendere all’utente la interdipendenza che sarebbe nata tra il fruitore e l’oggetto. Con il tempo però la pubblicità non dove esprimere solo il valore di unicità ma estendere la comunicazione anche come moda e status.

Oliviero Toscani ha saputo della morte di Jobs a Boston, ospite del Mit, il Massachusetts institute of technology, per una serie di collaborazioni.

La sua prima impressione?
«Eravamo preparati, purtroppo. Si sapeva che era malato, doveva succedere».

Il suo ricordo?
«A fine anni Settanta. Io lavoravo per Esprit, lui era amico del fondatore Doug Tompkins. L’ho incrociato lì. Era un ragazzo molto per bene, con una grande determinazione e idee molto chiare».

Cosa le piaciuto di più?
«Il suo non cercare il consenso, l’idea che il lavoro non è mai finito, che la perfezione è impossibile, ma la ricerca deve essere continua».

Le campagne Apple?
«Quelle dell’iPad tenuto con due dita. Mi piacciono soprattutto le campagne pulite, essenziali, il senso perfetto del design. Così come era lui».

Cosa la stupiva di lui?
«La voglia d’impossibile».

Una caratteristica?
«Quella di avere moltissimi collaboratori, ma di valutare sempre ogni singolo progetto personalmente. Sa quale era la sua frase famosa?».

No, quale era?
«Oh! Beautiful…do it again. Bellissimo…rifallo. Questo diceva sempre ai suoi collaboratori».

L’ha visto al lavoro?
«Un paio di volte a Cupertino. Lì tutto è essenziale, senza messe in scena. Sa perché era un grande?»

Ce lo dica.
«Steve era un uomo della mia generazione e si comportava come tale. Non imitava i padri e i nonni come i bocconiani di casa nostra».

Apple è diventata famosa per le sue pubblicità, capaci di riflettere nei loro piani di comunicazione la creatività degli individui. Le pubblicità più significative sono lo spot “1984″ trasmesso durante il XVIII Super Bowl, negli anni ’90 la campagna pubblicitaria “Think different” e “iPod people” nel 2000. Il lettore MP3 non è unicamente un mezzo per ascoltare la musica, diventa una forma d’arte moderna di consumo per tanto verrà ospitato al Museum of Modern Art di New York.

Lo spot del primo Macintosh prende spunto dal romanzo 1984 di George Orwell. In un modo dove tutti sono schiavi del conformismo arriva una donna (Anya Mayor) che spezza le catene della schiavitù della omogeneizzazione tecnologica. Il martello lanciato contro lo schermo rappresenta il lancio del Macintosh capace di regalare la libertà di scelta ai prigionieri del consumismo. “On January 24th Apple Computer will introduce Macintosh. And you’ll see why 1984 won’t be like ’1984′”.

La pubblicità “Think Different” introduce l’uso dei testimonials – personaggi capaci di diffondere un valore sociale come John Lennon e Mahatma Gandhi sintetizzano il messaggio commerciale che Apple vuole divulgare. Il titolo dello spot diventerà nel 1997 diventerà slogan dell’azienda.

Nel 2002 è seguita la Apple Switch ad campaign dove l’azienda si rivolge a pubblico “real people” che è passato “switched” dal Microsoft Windows alla piattaforma Mac. La genialità dello campagna pubblicitaria è stata la creazione di un mito dal nulla (Ellen Feiss) grazie all’utilizzo di internet.

Tra il 2006 e il 2009 la strategia comunicativa di Apple si è fondata sulla campagna “Get a Mac”. L’azienda di Cupertino è tornata con uno spot tv. La pubblicità è stata articolata affinché l’acquirente capisse che acquistando un computer Mac si comprava la semplicità d’uso. Il video pubblicitario ha un background bianco per creare un’attenzione visiva su due personaggi: uno vestito con un completo (il PC) mentre l’atro con abiti casual (il Mac – con t-shirt blu tipica dei dipendenti Apple Store). Il dialogo viene avviato con un “Hello, I’m a Mac.” e la risposta “And I’m a PC.” Il primo personaggio espone i suoi problemi con Windows e il secondo offre la soluzione con un Mac.

Il successo di Apple ridisegna la campagna pubblicitaria. Niente più pubblicità su internet e in tv. Cupertino ha ottenuto un bacino di “Apple addicted” – sono gli stessi possessori di un Apple a fare pubblicità attiva con la loro soddisfazione. La sfida di Cupertino è comunicare direttamente con gli acquirenti attraverso i “keynotes” e le conferenze come il MacWorld Expo o gli Apple Expo. Il prodotto da lanciare non viene più conosciuto mediante uno spot, sarà l’utente a cercare su internet la presentazione di Steve Jobs sulle ultime novità. Si crea un’icona – un personaggio che indossa un lupetto nero, un paio di jean e degli sneakers capace di stabilire un collegamento di fiducia nell’oggetto – l’uso della figura di Jobs rappresenta il superamento del testimonial capace di creare un’aura messianica attorno a sé.

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Dominio di primo livello nazionale

Il dominio di primo livello nazionale è un dominio di primo livello che corrisponde alla sigla a due lettere che identifica il paese di proveniente del sito internet in inglese viene chiamato Country Code Top Level Domain è più noto con l’acronimo ccTLD. L’ICANN autorizza il registration authority del paese ad occuparsi dell’assegnazione dei ccTLD. In Italia c’è il Network Information Center per l’Italia meglio noto come il NIC che si occupa dell’assegnazione dei domini con estensione .IT mentre per quanto riguarda l’assegnazione dei .EU bisogna rivolgersi all’EURID. Per la registrazione di un dominio bisogna rivolgersi a un Registrar o a un Maintainer – un fornitore di servizi che ha un contratto con il Registro in base al quale può gestire i domini .it Bisogna tener presente che ogni Maintainer o Registrar offrono servizi di ogni tipo e prezzo, si può andare dalla semplice registrazione di un nome a dominio alla realizzazione di siti Web, alla fornitura di connettività Internet e di servizi altamente specializzati.

L’elenco dei domini di primo livello nazionale disponibili in Europa:

.EU (EUROPA) + domini di primo livello generici (NET – COM – ORG – INFO – MOBI – ASIA – BIZ – TEL)

.ie Ireland restricted
.am Armenia unrestricted
.at Austria unrestricted
.ba Boznia and Hezergovina
.be Belgium unrestricted
.by Belarus unrestricted
.bg Bulgaria unrestricted
.ch Switzerland unrestricted
.co.uk United Kingdom unrestricted
.es Spain unrestricted
.com.es Spain unrestricted
.com.hr Croatia Restricted
.cz Czech Republic unrestricted
.de Germany restricted
.dk Denmark unrestricted
.fi Finland restricted
.fr France restricted
.gr Greece unrestricted
.com.gl Greenland unrestricted
.co.gl Greenland unrestricted
.hu Hungary unrestricted
.it Italy restricted
.co.il Israel unrestricted
.lv Latvia unrestricted
.ee Estonia restricted
.co.ee Estonia restricted
.li Liechtenstein unrestricted
.lt Lithuania unrestricted
.lu Luxembourg unrestricted
.com.mt Malta unrestricted
.me Montenegro unrestricted
.md Moldova unrestricted
.mk Macedonia restricted
.com.mk Macedonia restricted
.nl Netherlands unrestricted
.no Norway unrestricted
.pl Poland unrestricted
.com.pl Poland unrestricted
.pt Portugal restricted
.com.pt Portugal unrestricted
.ro Romania unrestricted
.com.ro Romania unrestricted
.co.rs Serbia unrestricted
.in.rs Serbia unrestricted
.rs Serbia unrestricted
.ru Russia Restricted
.рф Russia Federation Restricted
.se Sweden restricted
.sk Slovakia unrestricted
.com.tr Turkey restricted
.com.ua Ukraine

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